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Categoria: Blogging

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Blogging

6 consigli per migliorare la salute mentale quando si convive con l’atassia

Autore ospite: Ellie Martin.

Tutti abbiamo giornate in cui non ci sentiamo noi stessi e qualsiasi compito può sembrare opprimente o impossibile da portare a termine. 

La salute mentale è fondamentale per il benessere generale e la qualità della vita. Affrontare le sfide della vita con l’atassia può essere difficile. Pertanto, dare priorità alla salute mentale è importante per affrontare efficacemente questi ostacoli e promuovere la resilienza. Una forte attenzione al benessere mentale non solo aiuta le persone affette da atassia a gestire le proprie condizioni, ma le incoraggia anche a sostenere i propri bisogni, perseguire i propri obiettivi e coltivare un senso di autostima e appartenenza. Promuovendo la consapevolezza sulla salute mentale e l’accesso a servizi di supporto adeguati, possiamo offrire alle persone l’opportunità di migliorare il benessere mentale.

Ogni momento è buono per pensare a come migliorare la nostra salute mentale attraverso la cura di sé. Ecco alcuni dei miei consigli su come migliorare la salute mentale mentre si convive con l’atassia.

1. Trascorri del tempo con amici e familiari

Per avere una salute mentale positiva, circondarsi di amici e familiari può migliorare l’umore e l’autostima. Vedere i miei amici o stare con la mia famiglia mi rende felice e riduce lo stress. Stare con persone a cui voglio bene riduce la sensazione di solitudine. La psicologa Naomi Torres-Mackie afferma che “Come esseri umani, prosperiamo in connessione con gli altri, non solo a livello psicologico ma anche fisiologico”. Non trascorrendo del tempo con amici e familiari, si può provare solitudine. Tendo a sentirmi isolata e sola quando non trascorro del tempo con le persone a cui voglio bene, quindi cerco di vedere gli amici il più possibile.

2. Esercizio

Essere attivi aiuta la salute fisica generale, ma è noto che favorisce anche la salute mentale. La Mayo Clinic afferma che l’esercizio fisico può aiutare a migliorare l’umore e ad alleviare i sintomi di depressione e ansia. Svolgere un’attività fisica aiuta a distrarre il cervello dai pensieri negativi e a concentrarsi su quelli positivi. Quando torno a casa dalla palestra, mi sento sempre bene con me stessa e con la consapevolezza di aver raggiunto un obiettivo. Facendo esercizio fisico ogni giorno, il cervello rilascia endorfine che ti danno una sensazione di energia per tutto il giorno. Per quanto riguarda l’attività fisica, mi piace fare passeggiate e giri in bicicletta con mia madre, nuotare, fare yoga ed escursioni. L’esercizio fisico aiuta anche a combattere lo stress. Lo stress provoca tensione nel corpo, il che porta a crampi muscolari, dolori articolari, mal di schiena, insonnia, mal di stomaco e molto altro. L’esercizio fisico è un modo semplice e efficace per liberarsi dallo stress e rafforzare i muscoli, con benefici anche per la mente.

3. Riposo e terapia

Alcuni giorni della settimana possono sembrare pieni di cose da fare e possono essere opprimenti. Prendersi del tempo per rilassarsi è importante. Riposare è un modo per ricaricarsi, sia mentalmente che fisicamente. Quando ci sono troppe cose da fare, a volte il nostro corpo non riesce a tenere il passo, quindi dobbiamo pianificare un momento per riposare. Pensavo di non avere tempo per riposare, ma mi sono resa conto di quanto fosse benefico. Dopo il riposo, il mio corpo si sentiva meglio e mi ha aiutato a concentrarmi su me stessa. Un altro consiglio per prendersi cura di sé è andare in terapia. Vedo uno psicologo ogni settimana e mi aiuta molto. Durante l’università, non pensavo di aver bisogno di uno psicologo, ma avevo difficoltà mentali. Non ho ricevuto la diagnosi ufficiale di atassia cerebellare fino a dopo aver finito l’università e lo stress di gestire tutti i miei sintomi da sola era stressante. Dopo la laurea, ho deciso di cercare aiuto e sono contenta di averlo fatto. È bello trovare uno psicologo che capisca cosa devono affrontare le persone con patologie croniche.

4. Tenere un diario

Tenere un diario è un ottimo strumento per prendersi cura di sé. È un ottimo modo per esprimere i propri sentimenti e liberarsi delle emozioni negative. Scrivere su carta qualsiasi sentimento negativo aiuta a liberarsi dalla mente. I diari guidati propongono domande diverse per ogni giorno, come: “Per cosa sei grato?” O “Qual è il tuo obiettivo per oggi?”

5. Fai ciò che ti rende felice!

Dedicarsi ad attività che portano gioia e appagamento è essenziale per mantenere uno stile di vita sano ed equilibrato. Che si tratti di coltivare hobby, trascorrere del tempo con i propri cari o semplicemente prendersi del tempo per apprezzare la bellezza che ci circonda, dare priorità alla felicità arricchisce il nostro benessere generale. Fare sempre la stessa cosa ogni giorno può stancare, il che può portare a infelicità o a uno stato d’animo spiacevole. Fare le cose che mi rendono felice riduce i pensieri e i sentimenti negativi. Alcune cose che mi piacciono sono l’arte e la fotografia. Mi piace anche andare in bicicletta con mia madre quando il tempo è bello. Fare cose che rendono felici gli altri è positivo, ma è positivo anche ritagliarsi del tempo per sé stessi, in modo da non sprecare energie.

6. App e podcast

Ho un paio di app per la cura di me stessa che uso regolarmente. Una di queste si chiama Finch. Finch mi permette di creare obiettivi giornalieri e, quando li raggiungo, accumulo punti. Ogni punto che ottengo mi permette di allevare il mio uccellino virtuale. Posso anche invitare gli amici a unirsi a me e possiamo scambiarci messaggi di supporto. Se raggiungo i miei obiettivi giornalieri, posso invitare i miei amici a fare escursioni con me tramite l’app. Un’altra app che uso si chiama I Am. Ogni giorno l’app mi invia 2-3 citazioni positive per aiutarmi ad affrontare la giornata. 

Ci sono diversi ottimi podcast che parlano anche di salute mentale. Uno dei miei preferiti è “Two Disabled Dudes”. Sean e Kyle parlano della convivenza con una disabilità e delle sfide che ne derivano. Ogni episodio inizia con un segmento sulla salute mentale e su come affrontarla. 

Mentre non vedete l’ora che arrivi il caldo e di trascorrere più tempo all’aria aperta per fare il pieno di vitamina D, spero che queste strategie vi siano utili. È sempre importante prendersi cura della propria salute mentale oltre che di quella fisica. Seguendo questi consigli, la cura di sé può diventare parte integrante della vostra routine quotidiana.

 

Disclaimer: Consultate sempre il vostro medico o un altro operatore sanitario qualificato per qualsiasi domanda riguardante una condizione medica o un trattamento, e prima di intraprendere un nuovo regime di salute, esercizio fisico, trattamento o integratore alimentare. Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell’autore. NAF non promuove alcun prodotto o servizio. 

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Capire il disturbo del linguaggio nell’atassia cerebellare

Scritto da Allison Hilger, PhD, CCC-SLP
Revisionato da Celeste Suart, PhD

Sapevi che l’atassia cerebellare influenza il modo in cui viene pronunciato il linguaggio più di quanto non lo sia la sua comprensione? Scopri perché la naturalezza del linguaggio è importante.

Hai mai sentito qualcuno parlare in un modo che suona un po’ innaturale, anche se riesci a capirlo perfettamente? Questo è spesso il caso delle persone affette da atassia cerebellare, una patologia neurologica che compromette la coordinazione dei movimenti, inclusa la parola.

Quando il cervelletto (la parte del cervello che aiuta a controllare i movimenti) è danneggiato, il linguaggio può risultare alterato. Questa condizione è chiamata disartria atassica. Ma in che modo influisce esattamente sul linguaggio? È più difficile capire ciò che viene detto o semplicemente suona insolito?

Questo studio, condotto da ricercatori dell’Università del Colorado a Boulder, si è proposto di rispondere a questa domanda confrontando persone con atassia con individui sani. I ricercatori si sono concentrati su due aspetti del linguaggio:

  • Intelligibilità : quanto bene gli ascoltatori riescono a comprendere le parole pronunciate?
  • Naturalezza : il discorso suona ritmicamente e melodicamente normale oppure suona insolito e robotico?

I loro risultati hanno rivelato che le persone con atassia non hanno necessariamente difficoltà a farsi capire, ma il loro linguaggio risulta meno naturale. Questa distinzione è importante perché, anche se una persona è comprensibile, il suo linguaggio potrebbe comunque influire sulla sua sicurezza e sulla sua capacità di comunicare.

Come è stato condotto lo studio?

I ricercatori hanno registrato campioni di parlato di 27 persone con atassia e 28 partecipanti di controllo di età e sesso simili. I partecipanti di controllo sono partecipanti alla ricerca senza diagnosi neurologica da confrontare con i partecipanti con atassia. Gli studenti di logopedia hanno poi ascoltato queste registrazioni e ne hanno valutato l’intelligibilità e la naturalezza. L’intelligibilità è stata misurata chiedendo agli studenti di trascrivere ciò che veniva detto e calcolando quante parole avevano trascritto correttamente. La naturalezza è stata misurata su una scala da 1 a 7, da molto innaturale a molto naturale. Lo studio ha anche esaminato altri fattori come età, sesso, gravità dell’atassia e tempo trascorso dalla diagnosi per verificare se questi avessero un ruolo nel modo in cui il linguaggio veniva influenzato.

Risultati principali: cosa hanno scoperto?

Cosa hanno scoperto? Nel complesso, le persone con atassia presentavano un’intelligibilità relativamente inalterata, ma si riscontravano differenze nella naturalezza del parlato. In altre parole, le persone con atassia erano quasi altrettanto comprensibili dei parlanti del gruppo di controllo. In media, le persone con atassia erano comprensibili al 94%, il che significa che gli ascoltatori riuscivano a comprendere accuratamente il 94% di ciò che veniva detto, rispetto al 99% dei parlanti del gruppo di controllo. Ciò significa che gli ascoltatori riuscivano generalmente a capire ciò che le persone con atassia dicevano, anche se il loro parlato non era perfetto.

Tuttavia, la naturalezza del parlato è stata influenzata dai parlanti con atassia. Le persone con atassia hanno ottenuto un punteggio medio di naturalezza di 3,37 su sette, mentre i parlanti del gruppo di controllo hanno ottenuto un punteggio di 5,60 su sette. Inoltre, più grave era l’atassia, più veniva valutata come innaturale.

Tuttavia, anche il tempo trascorso dalla diagnosi di atassia ha giocato un ruolo: i pazienti con atassia a lungo termine presentavano punteggi di naturalezza leggermente peggiori. Fattori come età, sesso e qualità della vita auto-riferita non hanno influenzato significativamente l’intelligibilità o la naturalezza. Questi risultati suggeriscono che il parlato nelle persone con atassia suona meno naturale. Ciò è probabilmente dovuto a una prosodia compromessa nel controllo dell’intonazione, dell’intensità e della tempistica. Tuttavia, il parlato è ancora generalmente comprensibile.

Perché questo è importante?

Questi risultati forniscono preziose informazioni sul ruolo del cervelletto nella produzione del linguaggio. In particolare, mostrano come il cervelletto contribuisca alla coordinazione, al ritmo e alla fluidità del linguaggio. Lo studio evidenzia che, sebbene il cervelletto possa non essere essenziale per la produzione di un linguaggio intelligibile, è fondamentale per garantire che il linguaggio risulti naturale e fluido. Questo spiega perché gli individui con atassia cerebellare spesso percepiscono un linguaggio comprensibile ma che suona irregolare o innaturale. Avere un linguaggio meno naturale può influire sulla capacità di una persona di comunicare efficacemente nelle situazioni sociali. Comprendere queste specifiche compromissioni può aiutare i logopedisti a sviluppare terapie mirate che si concentrino non solo sulla chiarezza, ma anche sul miglioramento della prosodia, dell’intonazione e del ritmo del linguaggio per gli individui con danni o patologie cerebellari.

In che modo queste scoperte si conciliano con ciò che già sappiamo su questa malattia?

Questa scoperta è in linea con quanto già sappiamo sull’atassia cerebellare e sui suoi effetti sulla coordinazione dei movimenti, incluso il linguaggio. Ricerche precedenti hanno dimostrato che il cervelletto svolge un ruolo chiave nella regolazione fine delle azioni motorie, tra cui la precisione del tempismo e del ritmo necessari per un linguaggio chiaro e naturale.

Tuttavia, studi precedenti si sono concentrati principalmente sull’intelligibilità del parlato, ovvero sulla capacità o meno di comprendere una persona affetta da atassia. Questo studio si basa su tali conoscenze, dimostrando che, sebbene l’intelligibilità rimanga relativamente preservata, la naturalezza del parlato risulta significativamente compromessa. Questa scoperta rafforza l’idea che il cervelletto sia essenziale per la regolazione della prosodia, del tono e della fluidità del parlato, piuttosto che solo dell’articolazione.

Inoltre, questi risultati completano le nostre conoscenze sul controllo motorio nell’atassia. Le persone con atassia hanno difficoltà a coordinare i movimenti fluidi. Questo porta a sintomi come camminata instabile, difficoltà nelle attività motorie fini e, ora, a una comprensione più chiara dei modelli di linguaggio irregolari. Questo studio colma il divario tra funzione motoria e linguaggio. Sottolinea che il ruolo del cervelletto si estende oltre l’equilibrio e il movimento. Il cervelletto contribuisce anche a modellare il modo in cui il linguaggio suona in un contesto sociale e comunicativo.

Parole chiave

Intelligibilità: la percentuale di parole correttamente comprese.

Naturalezza: come i modelli di linguaggio si adattano ai modelli previsti di velocità, ritmo, intonazione e intensità

Disartria atassica: disturbo del linguaggio causato da disfunzione cerebellare

Dichiarazione di conflitto di interessi

L’autore e il curatore non hanno conflitti di interesse da dichiarare. L’autore di questo riassunto faceva parte del team di ricerca originale. Questa ricerca è stata finanziata dal NIH NIDCD F31, DC017877-01A1 e dal Council of Academic Programs in Communication Sciences and Disorders.

Citazione dell'articolo recensito

Hilger, A., Cloud, C., & Fahey, T. (2023). Il disturbo del linguaggio nell’atassia cerebellare influenza la naturalezza più dell’intelligibilità.  The Cerebellum  22 (4), 601-612.

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BloggingInformazioni scientifiche

La FDA emette una lettera

Biohaven ha annunciato che la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha emesso una lettera di risposta completa (CRL) per la domanda di autorizzazione all’immissione in commercio di VYGLXIA (troriluzolo), destinato al trattamento dell’atassia spinocerebellare (SCA).

Una CRL indica che la FDA ha completato la sua revisione e ha stabilito che la domanda non può essere approvata nella sua forma attuale. La CRL specifica i motivi specifici per cui la domanda non è stata approvata. Descrive inoltre cosa l’azienda deve fare per risolvere tali problemi prima di presentare una nuova domanda. 

Dichiarazione della NAF sull'emissione della lettera di risposta completa da parte della FDA per VYGLXIA (troriluzolo)

La decisione della FDA è deludente per la comunità affetta da atassia spinocerebellare (SCA), che continua ad attendere il primo trattamento per questa malattia devastante. Per le persone affette da SCA, il tempo è prezioso. Ogni giorno senza trattamento significa perdita di capacità e minori opzioni per mantenere una buona qualità di vita.

Rispettiamo la responsabilità della FDA di garantire che i trattamenti siano sicuri ed efficaci. Allo stesso tempo, crediamo che le esperienze e le priorità delle persone affette da atassia debbano svolgere un ruolo più importante in queste decisioni. Le malattie rare devono semplicemente essere valutate con maggiore flessibilità rispetto alle condizioni più comuni che hanno popolazioni più ampie. Quando non esistono trattamenti approvati, la flessibilità normativa e la considerazione della tolleranza al rischio del paziente non sono solo importanti, ma essenziali. 

Vlad Coric, MD, Presidente e Amministratore Delegato di Biohaven, ha affermato: “I principali esperti di SCA negli Stati Uniti hanno comunicato direttamente il loro sostegno ai dati sul troriluzolo”. Purtroppo, il limitato coinvolgimento dell’Office of Neuroscience con la comunità dei pazienti e i principali esperti ci lascia preoccupati per la mancanza di flessibilità normativa applicata alle patologie rare e potenzialmente letali.

 

Invitiamo la FDA a continuare a integrare l’esperienza del paziente come prova significativa nelle sue valutazioni e ad applicare flessibilità normativa in linea con le linee guida esistenti per le malattie rare e progressive. Mentre l’agenzia esamina dati aggiuntivi o valuta future proposte, sollecitiamo un approccio collaborativo che tenga conto sia delle esigenze insoddisfatte sia delle voci di coloro che sono direttamente interessati.

 

La NAF continuerà a collaborare con i colleghi di Biohaven, la FDA, i decisori politici e la comunità dell’atassia per garantire che la voce dei pazienti sia rappresentata in ogni fase di questo processo. Sebbene il momento sia difficile, il nostro impegno nei confronti della comunità dell’atassia rimane incrollabile. Continueremo ad andare avanti. Insieme, possiamo garantire che il progresso scientifico sia guidato dalla compassione, dall’urgenza e dalle esperienze vissute da coloro che convivono con questa malattia devastante.

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BloggingInformazioni scientifiche

Prendere di mira l’atassina-3 mutante

Scritto da Asmer Aliyeva
Revisionato dalla Dott.ssa Hannah K Shorrock

Il trattamento con oligonucleotidi antisenso (ASO) migliora la funzione dei neuroni di Purkinje regolata dai canali del potassio e mette in evidenza la connettività cerebrale alterata nell’interruzione del movimento nella SCA3.

Comprendere quali tipi cellulari siano importanti per l’insorgenza della malattia è fondamentale per lo sviluppo di terapie e opzioni di trattamento per i pazienti. Se un tipo cellulare non è affetto, non è necessario intervenire con terapie mirate. Per comprendere meglio i tipi cellulari rilevanti nella SCA3, questo studio si è prefissato di comprendere il ruolo delle anomalie dei neuroni di Purkinje nella malattia.

È interessante notare che nella SCA3 i neuroni di Purkinje non degenerano, o muoiono, nella stessa misura osservata in altre atassie. Questo potrebbe suggerire un ruolo meno importante di queste cellule nel deficit motorio nella SCA3. Per verificare se ciò sia vero, gli autori si sono chiesti se il trattamento con oligonucleotidi antisenso (ASO) potesse correggere i cambiamenti nella disfunzione dei neuroni di Purkinje e migliorare il comportamento motorio nella SCA3. Il risultato: il trattamento con ASO migliora, in una certa misura, la disfunzione dei neuroni di Purkinje nella SCA3.

L’atassia spinocerebellare di tipo 3 (SCA3), nota anche come malattia di Machado-Joseph o MJD, è una forma di atassia ereditaria dominante. Causata dall’espansione delle ripetizioni CAG nel gene chiamato ATXN3, questa espansione si traduce in una sequenza poliglutaminica più lunga nella proteina ATXN3. La SCA3 è caratterizzata dalla progressiva perdita di neuroni in diverse aree del cervello. Una di queste regioni cerebrali è il cervelletto. È noto che il cervelletto controlla la nostra coordinazione e il nostro equilibrio, e il corretto funzionamento delle cellule di Purkinje è essenziale per l’esecuzione di questi comportamenti.

I neuroni sani utilizzano impulsi elettrici che consentono ai neuroni di comunicare tra loro. Questo processo è noto come “spunto neuronale” o “spiking”. Il lavoro coordinato di diversi canali ionici supporta un picco normale e costante nei neuroni di Purkinje. Nei modelli murini di SCA3 in fase iniziale, i neuroni di Purkinje perdono il loro picco spontaneo e si verifica una riduzione dell’attività di alcuni canali ionici che consentono agli ioni potassio di entrare e uscire dal neurone.

Le alterazioni nel funzionamento di questi canali ionici del potassio contribuiscono a modificare la funzionalità dei neuroni di Purkinje e a causare problemi di movimento. Tuttavia, il ruolo esatto dell’attivazione neuronale nel causare problemi di movimento non è ancora chiaro. Gli autori di questo studio si sono chiesti: il trattamento con ASO può ripristinare la funzionalità dei canali ionici , l’attivazione neuronale e il movimento ? Per farlo, i ricercatori hanno esaminato gli stadi precoci, intermedi e tardivi della malattia in un modello murino di SCA3 con o senza trattamento con ASO.

Hanno esaminato sei diversi canali del potassio in ciascuna di queste fasi della malattia in un modello murino di SCA3. Nella fase iniziale della malattia, uno di questi canali ionici ha mostrato variazioni nella quantità della proteina del canale prodotta dall’organismo (chiamata anche “espressione” dagli scienziati). Nella fase intermedia della malattia, due dei canali ionici hanno mostrato variazioni nella loro espressione.

Per cinque dei canali, si sono osservate variazioni tra topi non affetti e topi SCA3 nella fase avanzata della malattia. È interessante notare, tuttavia, che l’entità delle variazioni nell’espressione non è aumentata dalle fasi intermedie a quelle avanzate della malattia per i canali interessati in entrambi i momenti. Poiché la quantità di questi canali ionici del potassio è alterata nelle SCA, ciò potrebbe influenzare la funzione dei neuroni di Purkinje, o più specificamente, la loro attività di picco.

Per capire se questi cambiamenti nell’espressione dei canali ionici del potassio causassero alterazioni nell’attivazione dei neuroni di Purkinje, gli autori hanno misurato l’attività dei neuroni. Nei topi in fase intermedia della malattia, in due diverse regioni del cervelletto, i ricercatori hanno scoperto che i neuroni si attivavano più frequentemente nei topi SCA3 rispetto ai topi non affetti. Questa maggiore frequenza di attivazione, o aumento dell’attivazione, indica una maggiore eccitabilità dei neuroni di Purkinje.

Questa ipereccitabilità (aumento dell’eccitabilità) dei neuroni di Purkinje può essere problematica. Poiché i cambiamenti nell’espressione dei canali ionici persistono anche in fase avanzata della malattia, il gruppo di ricerca voleva sapere se anche i cambiamenti nell’eccitabilità dei neuroni persistessero. La risposta è affermativa. Nella fase avanzata della malattia, i ricercatori hanno scoperto che anche i neuroni di Purkinje in una di queste regioni cerebellari erano ipereccitabili.

Nel complesso, questi dati suggeriscono che, sebbene esistano alterazioni nell’attività dei neuroni di Purkinje nei topi più anziani, queste non differiscono da quelle dei topi più giovani. Ciò significa che il progressivo peggioramento della funzione motoria che si verifica nei topi SCA3 nel tempo non è dovuto a un progressivo peggioramento della funzione dei neuroni di Purkinje. L’assenza di ulteriori alterazioni nei neuroni di Purkinje in queste fasi avanzate della malattia potrebbe suggerire che alterazioni della funzione neuronale in altre regioni cerebrali contribuiscano alla progressiva disfunzione motoria nelle fasi avanzate della malattia nei topi SCA3.

Gli autori volevano scoprire se la riduzione dell’espressione genica di ATXN3 basata sull’ASO potesse ripristinare l’aumento dell’attività neuronale e dei livelli di espressione dei canali ionici del potassio nei topi SCA3. I topi sono stati trattati con ASO per otto settimane e il loro comportamento, la funzione neuronale e l’espressione dei canali ionici sono stati analizzati nello stesso stadio intermedio della malattia.

I topi SCA3 non trattati erano meno attivi rispetto ai topi non affetti. I topi SCA3 trattati con ASO, tuttavia, mostravano livelli di movimento simili a quelli dei topi non affetti. Il trattamento con ASO ha anche ripristinato l’espressione dei canali ionici del potassio e invertito l’ipereccitabilità. Insieme, questi dati dimostrano che il trattamento con ASO può efficacemente correggere le compromissioni delle attività motorie in un momento in cui si osserva una disfunzione dei canali del potassio nei topi SCA3.

L’obiettivo di questo studio era comprendere il coinvolgimento dei neuroni di Purkinje nella SCA3 ed esplorare strategie di soppressione genica come potenziali bersagli per lo sviluppo di terapie. Il trattamento con ASO utilizzato è stato in grado di ripristinare l’espressione di diversi canali ionici chiave, ripristinare la frequenza di picco dei neuroni di Purkinje e aumentare il movimento dei topi SCA3 ai livelli dei topi non affetti. Questi dati ottenuti utilizzando il trattamento con ASO suggeriscono che le alterazioni della funzione dei neuroni di Purkinje contribuiscono in modo significativo ai problemi di movimento durante il processo patologico della SCA3.

Tuttavia, sebbene questi dati siano promettenti, sollevano anche diversi interrogativi. I ricercatori hanno identificato che i cambiamenti nella funzione dei neuroni di Purkinje non progrediscono con il peggioramento dei problemi di movimento nel tempo durante la SCA3. Per questo motivo, i ricercatori suggeriscono che i cambiamenti nel cervelletto non siano gli unici fattori scatenanti dei problemi di movimento progressivi nella SCA3. Suggeriscono che potrebbero essere coinvolte anche altre regioni cerebrali oltre al cervelletto. Quindi, quando e dove queste regioni cerebrali diventano importanti per la SCA3? Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio il ruolo non solo della funzione dei neuroni di Purkinje nella SCA3, ma anche per comprendere il contributo delle diverse regioni cerebrali e l’interazione tra queste regioni al processo patologico della SCA3.

Parole chiave

Attivazione neuronale: utilizzo di impulsi elettrici per la comunicazione tra neuroni.

Dichiarazione di conflitto di interessi

L’autore e l’editore non hanno conflitti di interesse da dichiarare.

Citazione dell'articolo recensito

Bushart DD, Zalon AJ, Zhang H, Morrison LM, Guan Y, Paulson HL, Shakkottai VG, McLoughlin HS. La terapia con oligonucleotidi antisenso mirata contro ATXN3 migliora la disfunzione dei neuroni di Purkinje mediata dai canali del potassio nell’atassia spinocerebellare di tipo 3. Cervelletto. Febbraio 2021;20(1):41-53. doi: 10.1007/s12311-020-01179-7. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32789747/

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Vivere con la perdita: affrontare il dolore e le malattie croniche

Il dolore è universale: doloroso, persistente e non lineare. Per chi soffre di malattie croniche come l’atassia, il dolore spesso riaffiora ripetutamente, a ondate, ogni volta che si verifica un nuovo cambiamento o una nuova perdita. 

Questo articolo offre strumenti, storie e modelli per comprendere e superare il lutto legato a una malattia cronica. 

Comprendere il dolore nelle malattie croniche

Cos’è il dolore? 

Secondo il dizionario Merriam-Webster, il lutto è “un profondo e straziante disagio causato da o come da un lutto” . È spesso associato alla morte, ma le malattie croniche comportano “perdite infinite” : piccole e continue perdite di identità, capacità e aspettative future.  

Cara Loy, assistente sociale autorizzato, descrive le perdite infinite come ” la perdita di chi eri una volta, o di chi era una volta la persona amata”. 

La complessità del dolore cronico

Megan Marjorie, una scrittrice affetta da una malattia cronica, ha catturato con grande chiarezza l’esperienza del lutto cronico : 

“Il dolore è il “poteva essere”, il “doveva essere” e il “potrebbe essere”. 

“È vedere la tua casa riempirsi di farmaci… È la paura di rallentare tutti. L’imbarazzo di usare ausili per la mobilità. E chiedersi: come sono diventato questa persona?” 

Il lutto cronico non si limita a un singolo momento di perdita: persiste, riemergendo con l’evoluzione della malattia o il superamento di traguardi importanti. Può essere innescato dalla graduale perdita di capacità, da cambiamenti di identità o dalla tensione di adattarsi ripetutamente a una “nuova normalità”. Queste ferite emotive sono aggravate dall’imprevedibilità e dalla progressione della malattia, lasciando spesso le persone e i loro cari in un ciclo di adattamento e lutto per ciò che la vita era un tempo e per il futuro che immaginavano.

Il processo di elaborazione del lutto: non è lineare

Le cinque fasi classiche del lutto – negazione, rabbia, negoziazione, depressione e accettazione – possono essere un utile strumento per comprendere le risposte emotive alla perdita. Ma in realtà, il lutto raramente segue un percorso netto e graduale. Le persone possono ripercorrere la stessa fase più volte, saltarne altre del tutto o sperimentarne diverse contemporaneamente.

Il dolore può essere contraddittorio. “Si può provare tristezza e speranza nello stesso momento. Si può ridere e soffrire allo stesso tempo”, ha affermato Cara Loy, assistente sociale. È comune avere momenti di gioia, connessione o persino sollievo accanto a momenti di profondo dolore. Questo flusso e riflusso fa parte del processo e non significa che lo si stia “facendo male”.

Il modello del doppio processo del lutto

La guarigione dal dolore spesso implica il passaggio da due diversi tipi di fattori di stress:

  • Orientato alla perdita: elaborare il lutto per ciò che è stato perso, che si tratti di mobilità, indipendenza o sogni a lungo coltivati ​​per il futuro. Questo è lo spazio in cui ti permetti di provare la tristezza, la rabbia o la frustrazione che accompagnano il cambiamento.
  • Orientato al recupero: adattarsi a una nuova normalità, esplorando nuovi hobby, creando nuove routine o rimodellando il proprio senso di identità. È qui che avvengono crescita e adattamento, anche nel mezzo di una perdita.

Come dice un saggio promemoria di Loy: “Non rimanere intrappolato nella perdita. Ma non saltarla nemmeno”.

Il lutto più sano lascia spazio a entrambi: onorare ciò che è andato e allo stesso tempo fare spazio a ciò che verrà.

Oscillazione: il sano avanti e indietro

Proprio come le onde che si alzano e si abbassano, ci muoviamo naturalmente tra momenti di lutto e momenti di recupero. Questo andirivieni ci permette di elaborare la perdita senza esserne completamente consumati, dando al nostro cuore e alla nostra mente il tempo di riposare e rigenerarsi.

È la capacità di mettere temporaneamente da parte il dolore per poter essere presenti agli aspetti positivi della vita, per poi riprenderlo quando si ha lo spazio e l’energia per elaborarlo più profondamente. Come dice Loy: “Metti da parte il dolore per goderti gli eventi con la famiglia e gli amici. Riprendilo più tardi”.

Questo ritmo non è un modo per evitare le cose, ma un sano schema di adattamento che permette di continuare a vivere, anche nel mezzo del dolore.

Emozioni e strategie di coping

Le quattro emozioni curative

Il dolore può suscitare un’ampia gamma di emozioni, e ognuna di esse porta con sé informazioni importanti su ciò che abbiamo perso. Il Dott. John Gray ha identificato quattro emozioni curative, ciascuna legata a un tipo specifico di perdita o aspettativa disattesa. Comprendere queste emozioni può aiutarci a dare un nome a ciò che proviamo e a iniziare a elaborarlo.

Emozione –> Cosa esplora

  • Rabbia –> Cosa è successo che non volevo che accadesse
  • Tristezza –> Cosa non è successo che volevo accadesse
  • Paura –> Cosa potrebbe succedere che non voglio che accada
  • Dolore –> Ciò che non può più accadere, anche se vorrei che potesse accadere

Queste emozioni sono fatte per essere provate e liberate, non represse.

Strategie di coping condivise dai membri della comunità

Il webinar condiviso sopra ha visto la partecipazione di persone che affrontano una malattia cronica. Hanno offerto ottimi suggerimenti per strategie di coping. Eccone solo alcuni:

  • Sbocchi creativi: poesia, musica, pittura, diario
  • Reti di supporto: terapia, gruppi di supporto, gruppi di preghiera
  • Scarico fisico: urlare, dare pugni ai cuscini, esercizio fisico, yoga
  • Consapevolezza e riposo: meditazione, tempo nella natura, distrazioni consapevoli
  • Piccole gioie: pianifica ogni giorno una cosa che ti renda felice.

Potenziamento attraverso passaggi pratici

Vivere con una perdita o una malattia cronica può farti sentire impotente, ma piccoli gesti intenzionali possono aiutare a ritrovare un senso di controllo. Sebbene non cancellino il dolore o le difficoltà, questi passaggi possono rendere la vita quotidiana più gestibile e creare spazio per la guarigione emotiva. Si concentrano su ciò che puoi influenzare.

  • Scrivi le domande prima degli appuntamenti
  • Controlla ciò che puoi: dieta, farmaci, attività
  • Liberarsi dagli obblighi non necessari
  • Dare priorità alla comunicazione nelle relazioni
  • Chiedi aiuto.

Voci vere, dolore vero

La storia di Melissa: elaborare il lutto per l’atassia

Melissa, infermiera da 20 anni, ha dovuto affrontare una diagnosi genetica di SCA3 e la dolorosa decisione di abbandonare una carriera amata. “Avevo già sofferto per la perdita di ciò che mi aspettava. La disabilità è stata la cosa più difficile che abbia mai fatto. Ma sto partecipando alla ricerca e aiutando gli altri. Ne sono orgogliosa”. 

Melissa ha vissuto un dolore profondo, dovuto alla malattia e alla scomparsa del padre. “Il dolore mi ritroverà, ma continuerò a fare quello che posso”.

Cosa direbbe Melissa a qualcuno che sta attraversando un lutto in questo momento? “Fede, famiglia e amici. I gruppi di supporto mi hanno cambiato la vita. Non sei solo. C’è vita, bellezza e forza anche oltre il dolore”.

La storia di Cheryl: il viaggio di una famiglia con la malattia di Huntington (HD)

Cheryl ha alle spalle decenni di esperienza nel prendersi cura di altri, dalla diagnosi del marito nel 1989 alla perdita della figlia per displasia dell’anca giovanile. “Avremmo potuto arrenderci e morire. Invece, abbiamo scelto la strada maestra. Siamo diventate educatrici, sostenitrici e aiutanti. Questo ci ha aiutato ad affrontare la situazione.”

Cheryl ha perso entrambi i suoi cari, eppure continua a impegnarsi per la formazione e la difesa dei diritti. “Il dolore non scompare mai, ma nemmeno l’amore o uno scopo.” 

Cosa direbbe Cheryl a qualcuno che sta soffrendo in questo momento? “Parlatene. Non tenetelo dentro.”

Crescere attorno al dolore

“Non sei mai più lo stesso. Ma la vita può ancora essere significativa, gioiosa e completa, dolore incluso.” – Dott.ssa Lois Tonkin

“Il dolore è in continua evoluzione. E anche tu. Solo un grande amore può causare una grande perdita. Ma c’è ancora così tanto da vivere nella vita.” – Megan Marjorie

 

Autori dell’articolo:

  • Cara Loy, LCSW, Clinica per i disturbi del movimento dell’Università dell’Alabama
  • Melissa Schmittler (Vivere con SCA3)
  • Cheryl Sullivan (assistente per la malattia di Huntington)

Riferimenti:

Elaborare il lutto per una malattia cronica e un infortunio: perdite infinite. Social Work Today. (7 luglio 2014). Elaborare il lutto per una malattia cronica e un infortunio: perdite infinite. Social Work Today. Tratto da https://www.socialworktoday.com/archive/070714p18.shtml

Dolore (nd) Merriam-Webster. (nd). Dolore. Merriam-Webster. Tratto da https://www.merriam-webster.com/dictionary/grief

Il dolore continuo della malattia cronica. Global Genes. (nd). Il dolore continuo della malattia cronica. Global Genes. Tratto da https://globalgenes.org/story/the-continuous-grief-of-chronic-illness/

Malattia cronica e lutto. Virant, K. (14 marzo 2023). Malattia cronica e lutto. Psychology Today. Tratto da https://www.psychologytoday.com/us/blog/chronically-me/202303/chronic-illness-and-grief?msockid=017c36de67d7661a3a59235f66d06754

Affrontare le malattie croniche. American Psychological Association. (nd). Affrontare le malattie croniche: informazioni per pazienti e famiglie. American Psychological Association. Tratto da https://www.apa.org/topics/chronic-illness/coping-diagnosis

Crescere attorno al dolore. Sue Ryder. (nd). Crescere attorno al dolore. Sue Ryder. Tratto da https://www.sueryder.org/grief-support/about-bereavement-and-grief/growing-around-grief/

Crescere attorno al dolore. Cruse Bereavement Care. (nd). Crescere attorno al dolore. Cruse Bereavement Care. Tratto da https://www.cruse.org.uk/understanding-grief/effects-of-grief/growing-around-grief/

Kintsugi (Kintsukuroi). Myers, D. (14 dicembre 2021). L’arte del kintsugi (kintsukuroi): la filosofia giapponese dell’accettazione dell’imperfezione. My Modern Met. Tratto da https://mymodernmet.com/kintsugi-kintsukuroi/

Guida del leader TIPS-MAPP, Riunione 4, “Quattro emozioni curative” (2013), adattato da Gray, John, PhD. (1998). New York: Harper Collins.

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Allenamento di simulazione per l’equilibrio

Autrice : Ellie Martin

Nel corso degli anni, la tecnologia è diventata uno strumento ampiamente utilizzato per programmi terapeutici e ricerca sulla riabilitazione. Replicando scenari di vita reale in un ambiente controllato, la formazione tramite simulazione offre un modo sicuro ed efficace per valutare e migliorare le capacità di equilibrio. I progressi della tecnologia sono diventati una buona risorsa per i terapisti da utilizzare in contesti riabilitativi. Alcune di queste tecnologie includono:

  •       Realtà Virtuale (VR)
  •       Bertec
  •       Nintendo Wii Fit 
Cos'è la realtà virtuale?

La tecnologia della realtà virtuale (VR) è diventata uno strumento utilizzato nella riabilitazione, offrendo un approccio unico per gli interventi terapeutici. La VR ha molti compiti diversi che sono come situazioni di vita reale che facilitano la riabilitazione motoria, cognitiva ed emotiva. Per la riabilitazione fisica, la VR può fornire esercizi che mirano a movimenti e gruppi muscolari specifici. Uno studio condotto da Mao et al. ha scoperto che, “rispetto alla terapia riabilitativa convenzionale, c’è un miglioramento più significativo nella funzione motoria e nelle attività della vita quotidiana quando vengono trattati utilizzando la realtà virtuale”. La VR può essere personalizzata per l’individuo in base al livello di difficoltà dei compiti e degli scenari, rendendola un’esperienza più coinvolgente. La VR offre opportunità per l’allenamento della memoria e dell’attenzione attraverso giochi interattivi e simulazioni progettati per migliorare le funzioni cognitive.  Nel complesso, la realtà virtuale migliora il processo di riabilitazione attraverso l’esposizione di scenari di vita reale

Che cosa è Bertec?

Simile alla realtà virtuale, Bertec valuta e stima le funzioni sensoriali e motorie degli individui attraverso scenari virtuali. Mentre ci si trova in questo simulatore a cupola, i terapisti testano il tuo equilibrio e i tuoi tempi di reazione eseguendo molte attività diverse che richiedono di spostare l’equilibrio. Il pavimento del Bertec si muove leggermente con il movimento dell’individuo, quindi è necessaria un’imbracatura per evitare cadute. Ho utilizzato questa forma di riabilitazione al Central DuPage Hospital. È un’esperienza unica e coinvolgente se stai cercando di provare qualcosa di nuovo. I terapisti possono utilizzare i punteggi di valutazione del Bertec per sviluppare un piano di trattamento adeguato, pensato apposta per te.

Cos'è la Nintendo Wii?

A differenza della maggior parte dei videogiochi che utilizzano solo un controller, i giochi per Nintendo Wii sono considerati quelli che prevedono un coinvolgimento e un movimento più attivi. Si dice che Nintendo Wii sia lo strumento di realtà virtuale più popolare nella neuroriabilitazione. Wii è uno strumento semplice che i pazienti possono utilizzare comodamente a casa propria. Gli utenti di Nintendo Wii possono impegnarsi virtualmente in varie attività utilizzando un controller portatile o un joystick. Yu Xing del Dipartimento di educazione fisica e allenamento afferma: “L’esercizio Wii Fit è un approccio efficace per migliorare l’equilibrio funzionale, statico e dinamico tra gli anziani”.

L’allenamento di simulazione migliora le capacità di equilibrio in diverse popolazioni. La sua capacità di ricreare ambienti realistici, fornendo al contempo un ambiente sicuro e controllato, consente un miglioramento mirato delle capacità di equilibrio. Dagli atleti agli individui sottoposti a riabilitazione, l’allenamento di simulazione offre propriocezione, consapevolezza spaziale e controllo neuromuscolare. Man mano che la tecnologia continua a evolversi, cresceranno anche le opportunità di perfezionare l’equilibrio attraverso metodi di simulazione.

Disclaimer: chiedi sempre consiglio al tuo medico o ad altri operatori sanitari qualificati per qualsiasi domanda tu possa avere riguardo a una condizione medica o a un trattamento e prima di intraprendere un nuovo regime di assistenza sanitaria, esercizio fisico, trattamento o integratore alimentare. Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell’autore. NAF non approva alcun prodotto o servizio. 

Riferimenti

Boeldt, Debra et al. “Utilizzo della terapia di esposizione alla realtà virtuale per migliorare il trattamento dei disturbi d’ansia: identificazione delle aree di adozione clinica e potenziali ostacoli”. Frontiers in Psychiatry , vol. 10, 25 ottobre 2019, https://doi.org/10.3389/fpsyt.2019.00773.

P;, Raipure A;Kasatwar. “Gli effetti di Nintendo Wii Fit sull’allenamento del controllo dell’equilibrio posturale nella popolazione geriatrica: una revisione”. Cureus , US National Library of Medicine, pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36523697/. Consultato il 10 aprile 2024.

Mao, Yurong, et al. “L’allenamento con la realtà virtuale migliora la funzione dell’equilibrio.” Ricerca sulla rigenerazione neurale , Biblioteca nazionale di medicina degli Stati Uniti, 1 settembre 2014, www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4211206/. 

Informazioni sull'autore

Mi chiamo Ellie Martin e ho una rara forma di atassia cerebellare. Mi sono laureata di recente al college dove ho studiato servizi di riabilitazione. Ho scritto questo articolo come parte di una serie di blog per condividere informazioni che ho appreso insieme ad alcune esperienze personali sull'argomento.

DALL·E 2025-02-14 12.31.37 – A scientific illustration of glial cells in the cerebellum, highlighting their role in spinocerebellar ataxia type 1 (SCA1). The image should show neu
BloggingInformazioni scientifiche

La glia nell’atassia spinocerebellare di tipo 1

Scritto da Marija Cvetanovic, PhD - Revisionato da Spyros Petrakis, PhD
I ricercatori di Yale forniscono prove del fatto che le cellule gliali, in particolare la glia di Bergmann nel cervelletto, possono contribuire alla patogenesi della malattia nell'SCA1.

Il cervello umano contiene circa 170 miliardi di cellule. Tuttavia, circa la metà di esse (86 miliardi di cellule) non sono neuroni. La maggior parte di queste cellule non neuronali sono chiamate glia, un termine che comprende: a) astrociti, glia a forma di stella che supporta e regola i neuroni, b) microglia, che protegge il cervello dalle infezioni e rimuove le cellule morte, e c) oligodendrociti, che producono un foglio di mielina che aiuta i neuroni a comunicare più velocemente. Il cervelletto è una regione cerebrale con grave patologia nelle atassie spinocerebellari (SCA) e contiene un tipo speciale di astrociti chiamati glia di Bergmann. La glia di Bergmann (BG) risiede accanto alle cellule di Purkinje (PC), un tipo di neuroni che sono importanti per il movimento e l’equilibrio e che vengono persi nelle SCA. I BG sono essenziali per il corretto funzionamento delle PC e la disfunzione dei BG può portare alla perdita di PC e a deficit di movimento.

In caso di malattia, gli astrociti subiscono un cambiamento nella loro forma e funzione, che può essere benefico o dannoso. L’atassia spinocerebellare di tipo 1 (SCA1) è una malattia neurodegenerativa ereditaria dominante causata dall’espansione delle ripetizioni del trinucleotide CAG nel gene Ataxin1 ( ATXN1) . Queste ripetizioni codificano per tratti di glutammina (poliglutammina, poliQ) più lunghi nella proteina ATXN1. I pazienti con SCA1 soffrono di deficit motori e di equilibrio progressivi e grave perdita di PC nel cervelletto. Ci sono anche prove che i BG cambiano la loro forma nel cervello dei pazienti con SCA1.

Per indagare se i BG contribuiscono effettivamente all’insorgenza e alla progressione della malattia SCA1, i ricercatori utilizzano modelli murini di SCA1. Uno dei modelli murini di SCA1 meglio caratterizzati è la linea ATXN1[82Q] creata dal Dott. Harry Orr presso l’Università del Minnesota. In questi topi, l’ATXN1 mutante con 82 ripetizioni CAG è espresso solo nel PC. I topi ATXN1[82Q] mostrano una riduzione e un’eventuale perdita del PC, deficit di movimento ed equilibrio e cambiamenti nei BG, come si vede nei brevetti SCA1. Studi precedenti hanno scoperto che i BG sono utili nelle fasi iniziali della malattia, ma diventano dannosi nelle fasi avanzate della SCA1. In particolare, prevenire i cambiamenti dei BG nelle fasi iniziali della malattia esacerba i problemi di movimento ed equilibrio nei topi e peggiora la patologia del PC. L’opposto si osserva quando i cambiamenti dei BG vengono modulati in una fase successiva, un evento che migliora i deficit motori e la patologia del PC. Non si sa ancora cosa provochi il cambiamento di forma della glia di Bergmann e il suo comportamento benefico o dannoso nella SCA1.

In questo studio, Luttik et al. hanno scoperto che l’ATXN1 mutante attiva una particolare via di segnalazione, chiamata segnalazione Wnt, in tutto il cervelletto nelle fasi avanzate della malattia e in due diversi modelli di topi SCA1. La via di segnalazione Wnt svolge un ruolo importante durante lo sviluppo ed è anche coinvolta in varie patologie, tra cui i tumori del seno, del colon e della pelle. Il suo nome (Wnt) è una fusione del gene name wingless nel moscerino della frutta e del suo omologo vertebrato, integrated o int-1 . Wnt si lega a una molecola recettrice sulla superficie delle cellule e provoca cambiamenti attraverso tre diverse vie, una che richiede la proteina chiamata β-catenina, un’altra che coinvolge la proteina Planar Cell Polarity e una terza che modifica i livelli di calcio. Le vie Wnt/β-catenina regolano il movimento della β-catenina nel nucleo, dove lega le proteine ​​TCF/LEF e aumenta l’espressione genica. Utilizzando colture di cellule HeLa immortalizzate, Luttik et al. hanno scoperto che l’ATXN1 mutante si lega direttamente alle proteine ​​TCF e aumenta ulteriormente l’espressione genica da parte di Wnt.

Quindi, gli autori hanno chiesto cosa sarebbe successo se fossero riusciti a mitigare la segnalazione Wnt e le vie della β-catenina nei topi SCA1. Sarebbe stato benefico, riducendo la patologia PC e i deficit motori o dannoso, peggiorando i sintomi SCA1? Cosa sarebbe successo se avessero aumentato la segnalazione Wnt nei topi sani? Ciò avrebbe causato i sintomi SCA1?

Gli autori hanno prima aumentato o diminuito la segnalazione Wnt nei PC. La riduzione della segnalazione Wnt nei PC non ha migliorato la patologia nei topi SCA1. Inoltre, l’aumento della segnalazione Wnt nei PC di topi sani non ha causato patologia. Sulla base di queste osservazioni, gli autori hanno concluso che le modifiche della segnalazione Wnt nei PC non sembrano svolgere un ruolo importante in SCA1. Tuttavia, gli autori hanno osservato un aumento della segnalazione Wnt nei BG che sono importanti per la funzione dei PC. Pertanto, hanno eseguito esperimenti simili nei BG di topi sani e SCA1. Hanno scoperto che l’aumento di Wnt/β-catenina nei BG di topi sani, provoca cambiamenti nella forma e nel numero di BG, come osservato anche in SCA1. Questi entusiasmanti risultati hanno indicato che la segnalazione Wnt/β-catenina può influenzare i BG in SCA1.

Successivamente, gli autori hanno posto una domanda chiave: la riduzione della segnalazione Wnt/β-catenina in BG migliorerebbe la patologia SCA1? Sfortunatamente, la patologia SCA1 non è stata salvata da una diminuzione del 50% della segnalazione Wnt in tutto il corpo. È possibile che sia necessaria una riduzione maggiore della segnalazione Wnt per salvare la patologia SCA1. In alternativa, altri percorsi di segnalazione che sono cambiati in SCA1 possono compensare la soppressione della segnalazione Wnt e sono sufficienti a causare la patologia SCA1.

In sintesi, questo studio supporta ulteriormente l’importanza di BG nella progressione della SCA1 e indica che la segnalazione Wnt contribuisce ai cambiamenti di BG nelle fasi avanzate della malattia. Il ruolo esatto della segnalazione Wnt nella SCA1 deve ancora essere determinato in studi futuri.

Dichiarazione di conflitto di interessi

L’autore e l’editore non hanno conflitti di interesse da dichiarare.

Citazione dell'articolo rivisto

Luttik K, Tejwani L, Ju H, Driessen T, Smeets CJ, Edamakanti CR, Khan A, Yun J, Opal P, Lim J. Effetti differenziali della segnalazione Wnt-β-catenina nelle cellule di Purkinje e nella glia di Bergmann nell’atassia spinocerebellare di tipo 1. Atti dell’Accademia Nazionale delle Scienze. 23 agosto 2022;119(34):e2208513119.
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Exopulse Molli Suit

Questa tuta di neuromodulazione rilassa i muscoli spastici e rigidi, attivando i muscoli ipotonici e alleviando il dolore conseguente: Exopulse Mollii Suit apre nuove strade nel trattamento dei disturbi neurologici e dei relativi sintomi. Si tratta di una tuta di neuromodulazione che sfrutta un riflesso fisiologico noto come inibizione reciproca: trasmettendo un preciso segnale elettrico al muscolo antagonista del muscolo più contratto, questo tende a rilassarsi. La combinazione degli effetti di rilassamento dei muscoli spastici o rigidi e dell’attivazione dei muscoli ipotonici risulta nella possibilità di una vita quotidiana più attiva e con meno dolore. In definitiva, si tratta di un dispositivo di assistenza medicale personale che sfrutta una stimolazione elettrica sottosoglia, su tutto il corpo, che contrasta i sintomi motori associati a condizioni neurologiche quali la paralisi cerebrale, la sclerosi multipla, l’ictus e altre diagnosi neurologiche che provocano condizioni analoghe.

58 elettrodi inseriti nell'intera tuta

Exopulse Mollii Suit possiede 58 elettrodi integrati che stimolano 40 gruppi muscolari chiave.

Collegamento

Attacco magnetico per unire l’unità di controllo e la tuta

Unità di controllo staccabile: il modello di stimolazione personalizzabile della tuta è controllato direttamente da questo hub, facilmente accessibile per l’uso domestico e agevolmente rimovibile per pulire la tuta.* Consente 30 diverse impostazioni per gruppo muscolare, utilizzando una stimolazione tramite neuromodulazione con sottosoglia a 20 Hz. *L’unità di controllo non è lavabile. Rimuovere sempre l’unità di controllo prima di lavare la tuta. Il lavaggio dell’unità di controllo può invalidare la garanzia di due anni.

Exopulse Mollii Suit è composta da una giacca, pantaloni e unità di controllo

Giacca e pantaloni separati disponibili dalla taglia 104 cm fino alla 5XL per uomo e donna. È disponibile in 37 misure, a partire dall’età 2-3 anni, incluse le taglie comode per bambini.

Materiale

Buona vestibilità grazie al mix sintetico confortevole e traspirante.

Due cerniere per braccio e gamba

Centri in Emilia Romagna

Bologna

Orari Lunedì, Martedì, Mercoledì e Venerdì: 8.30-12.30 e 15.00-19.00
Giovedì e Sabato: 8.30-12.30
Via Giorgio Ercolani, 4 A/G – 40122 Bologna (BO)
Tel. 051 556409
Email: bologna@ottobock.com

Budrio

Orari dal Lunedì al Giovedì: 8.00-12.30 e 13.30-17.00
Venerdì: 8.00-12.30 e 13.30-16.00
Via Ettore Guizzardi, 66 – 40054 Budrio (BO)
Tel. 051 6920076
Email: budrio@ottobock.com

Cesena

Orari dal Lunedì al Venerdì: 8.30-12.30 e 14.30-18.30
Via Lucania, 198 – 47521 Cesena (FC)
Tel. 0547 646486
Email: cesena@ottobock.com

Piacenza

Orari dal Lunedì al Venerdì: 8.30-12.30 e 14.00-18.00
Viale dell’Artigianato, 34 – 29122 Piacenza (PC)
Tel. 0523 716710
Email: piacenza@ottobock.com

Reggio Emilia

Orari dal Lunedì al Venerdì: 8.30-12.30 e 14.00-18.00
Via Erio Benassi, 9 – 42124 Reggio Emilia (RE)
Tel. 0522 273222
Email: reggioemilia@ottobock.com

Sassuolo

Orari Lunedì, Martedì, Mercoledì e Venerdì: 8.30-12.30 e 15.00-19.00
Giovedì e Sabato: 8.30-12.30
Piazza della Libertà, 64 – 41049 Sassuolo (MO)
Tel. 0536 805416
Email: sassuolo@ottobock.com

Per tutte le info sul prodotto, collegati al sito del produttore : Ottobock

disartria
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Ampliare la comprensione della disartria atassica

Scritto da Jacqueline Ambur Gragg
Revisionato da Celeste Suart, PhD

Una ricerca dell'Università di Washington evidenzia differenze nel modo in cui l'atassia può influire sui muscoli utilizzati per parlare. .

La comunicazione è una parte fondamentale dell’esperienza umana. Molti atassici hanno anche problemi di linguaggio confuso e poco chiaro, noto come disartria. Sebbene la nostra comprensione della disartria nell’atassia sia cresciuta, rimane incompleta. Anche all’orecchio allenato, un caso di disartria atassica suona molto diverso da un altro. Ciò può rendere difficile ottenere una diagnosi o un trattamento accurati.

La dott. ssa Kristie Spencer del dipartimento di Scienze del linguaggio e dell’udito dell’Università di Washington Seattle ha trascorso gli ultimi due decenni a studiare il linguaggio atassico. Ha pubblicato numerose pubblicazioni e tenuto diverse presentazioni sull’argomento. Nel febbraio 2024 ha partecipato alla Conferenza sul linguaggio motorio a San Diego, CA per presentare l’ultimo studio di ricerca del suo team.

La Dott.ssa Spencer alla conferenza di San Diego sul linguaggio motorio del febbraio 2024, presentando il titolo della sua ultima ricerca "Esame dei sottogruppi percettivi della disartria atassica tramite classificazione libera uditiva

Sottogruppi di disartria

Mentre la maggior parte dei casi di disartria sono raggruppati in un’unica categoria, molti pazienti presentano una varietà di sintomi, lasciando aperta la possibilità dell’esistenza di diversi sottogruppi all’interno della diagnosi più ampia di disartria atassica. Per oltre dieci anni, la dott. ssa Spencer e il suo team hanno condotto vari studi esaminando i sottogruppi di disartria. Lo studio più recente è iniziato nel 2022.

Lo studio è stato condotto su Zoom con partecipanti trovati sul CoRDs Ataxia Patient Registry. Oltre 400 persone provenienti da tutti gli Stati Uniti e dal Canada si sono offerte volontarie per partecipare allo studio. I volontari iniziali sono stati valutati in base a diversi criteri, tra cui se gli individui avevano ricevuto una diagnosi di disartria atassica. Questo perché la disartria causata da danni al cervelletto, come l’atassia, è diversa dalla disartria causata da danni ad altre parti del cervello. Alla fine, sono stati selezionati 25 partecipanti. I partecipanti hanno registrato campioni del loro discorso per l’analisi dei sottogruppi.

Dopo aver raccolto tutti i campioni di registrazione, il dott. Spencer e altri 17 logopedisti (SLP) si sono messi al lavoro per analizzare le registrazioni. Hanno scoperto che ci sono due sottogruppi principali di disartria atassica. Il primo gruppo, chiamato sottogruppo “instabilità”, tende a essere altamente variabile in termini di tono della voce, volume, errori di linguaggio e ritmo. Il secondo gruppo, chiamato sottogruppo “inflessibilità”, tende a sembrare più “robotico” e ha una variabilità insolitamente ridotta in queste stesse aree. Entrambi i sottogruppi erano presenti nei campioni registrati. Tuttavia, il sottogruppo variabile era più comune. Solo due partecipanti sono stati classificati come aventi il ​​sottotipo inflessibile.

Cosa significa questo per gli atassici?

Spesso i logopedisti elaborano un piano di trattamento per i pazienti con disartria atassica basato su una comprensione generale della disartria, piuttosto che sulla presentazione unica della disartria del singolo individuo. La ricerca del dott. Spencer ci mostra che non esiste un approccio unico per il trattamento della disartria atassica. Ulteriori ricerche che coinvolgano una gamma più ampia di partecipanti con disartria atassica che eseguono compiti di linguaggio più vari (come avere una conversazione) aiuterebbero gli SLP a personalizzare ulteriormente il trattamento in base alle esigenze dei singoli pazienti.

Parole chiave

Disartria: disturbo motorio del linguaggio in cui i muscoli coinvolti nella parola sono indeboliti o inibiti, con conseguenti difficoltà di articolazione e deglutizione.

Logopedisti: terapisti autorizzati, specializzati nell’esame e nel trattamento di persone affette da vari tipi di disturbi del linguaggio.

Dichiarazione di conflitto di interessi
L’autore e l’editore non hanno conflitti di interesse da dichiarare.
Citazione dell'articolo rivisto

Bouchard, H., Spencer, KA, & Lansford, K. Esame dei sottogruppi percettivi della disartria atassica tramite classificazione libera uditiva. Presentato alla conferenza di San Diego del 2024 sul linguaggio motorio.

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SPECIALE | 54° CONGRESSO della SOCIETÀ ITALIANA di NEUROLOGIA

L’Associazione Italiana per la lotta alle Sindromi Atassiche (A.I.S.A.) opera nel campo del volontariato sociale e sanitario per incoraggiare e promuovere la ricerca scientifica genetico molecolare, biochimica ed immunologica sulle atassie nelle varie forme, dominanti e recessive. Svolge attività di informazione e promozione per la loro prevenzione, presta sostegno globale ai pazienti atassici e alle loro famiglie aiutandoli nella risoluzione dei problemi derivanti dalla comparsa della malattia, raccoglie fondi per realizzare tali obiettivi. Nata nel 1982 in Lombardia è stata riconosciuta giuridicamente dal Ministero della Sanità con D.M. del 5 settembre 1995. È presente nella Consulta Malattie Rare del Ministero della Salute, fa parte della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (F.I.S.H.) e del Consiglio Nazionale Disabilità (C.N.D), partecipa attivamente alle iniziative europee per l’handicap con EUROAtaxia, fa parte delle Associazioni amiche di Telethon.
Ha un sito internet, www.atassia.it, pubblica il trimestrale “Archimede” ed è presente con sedi periferiche e comitati promotori in varie regioni italiane. L’A.I.S.A. ha una propria Commissione Medico Scientifica, formata da ricercatori di diverse università italiane, esperti in atassie. Obiettivi dell’Associazione, come si legge nello statuto, sono: promuovere l’informazione sulla malattia, garantire la riabilitazione, finanziare la ricerca.

Diffondere una corretta informazione su questo gruppo di malattie è fondamentale per promuoverne la conoscenza e sensibilizzare la popolazione generale. Esistono atassie dominanti, che interessano gli adulti e che comprendono le atassie spino-cerebellari (SCA) e le atassie episodiche. Poi ci sono le atassie recessive, delle quali fa parte l’atassia di Friedreich, e che riguardano in misura prevalente i bambini. A.I.S.A. si rivolge a tutti i pazienti con atassia e lavora per far conoscere questo raro insieme di malattie, promuovendo una partecipazione attiva dei pazienti alla vita sociale. 

Le persone affette da atassia conservano numerose capacità e hanno quindi la possibilità di essere utili e di svolgere numerose attività: occorre quindi lavorare per favorire la loro inclusione nella società e garantire loro una vita attiva. La fisioterapia è pertanto una opzione irrinunciabile.

Sostenere la ricerca

Un obiettivo non secondario di A.I.S.A. consiste nel supportare economicamente gli studi scientifici su tutte le forme di atassia. Per la scelta dei progetti ci affidiamo alla valutazione da parte dei medici della nostra Commissione medica. Ci vuole attenzione per non disperdere i fondi raccolti, in modo che ogni euro versato possa essere fruttuoso. Oltre a ciò chiediamo la collaborazione di Fondazione Telethon per una peer review che garantisca maggiormente le scelte. Per l’atassia, in ogni sua forma, non c’è ancora cura, ma ci sono progressi dal punto di vista della ricerca sulla terapia sia con farmaci tradizionali come il dimetilfumarato che è già utilizzato in altre patologie neurologiche e non (sclerosi multipla, psoriasi), oppure l’etravirina che è usata nei pazienti con immunodeficienze acquisite, sia con terapie innovative come
l’omaveloxolone che induce la proliferazione mitocondriale.

Omaveloxolone è stato approvato negli Stati Uniti lo scorso anno. L’Associazione si è attivata con una raccolta firme attraverso il suo sito per avere al più presto il farmaco in Italia. Il 10 luglio scorso AIFA ha approvato l’erogazione del farmaco per mezzo della legge 648. Notizia che stavamo aspettando con  ansia, dopo l’approvazione nel febbraio scorso da parte dell’ente regolatorio europeo (EMA).

In Gazzetta Ufficiale n. 160 del 10-07-2024 è stata pubblicata la determina n.186 “Inserimento del medicinale Skyclarys a base di omaveloxolone, nell’elenco istituito, ai sensi della legge 648, per il trattamento dell’atassia di Friedreich negli adulti e negli adolescenti di età pari o superiore a sedici anni”. Omaveloxolone potrà essere prescritto da parte di medici operanti presso i Centri autorizzati al trattamento dell’atassia di Friedreich e sulla base delle procedure vigenti a livello regionale ai sensi della Legge n. 648/96. I centri regionali designati si stanno attivando in tal senso contattando le persone con atassia di Friedreich per i controlli atti a permettere l’assunzione del trattamento. Oltre ai farmaci tradizionali in questi anni si sta sviluppando la terapia molecolare con oligonucleotidi che sta dando ottimi risultati in alcune malattie a trasmissione ereditaria, come la malattia di Huntington, malattia genetica neurodegenerativa, un po’ cugina di quelle che sono le atassie dominanti, oppure nell’atassia muscolare spinale. Altra speranza è la terapia genica. La ricerca necessita di ricercatori motivati e di fondi e donazioni, senza le quali, i passi che vogliamo compiere sarebbero più lenti. Al momento non essendoci ancora una cura per l’atassia, la terapia riabilitativa rappresenta l’unico trattamento disponibile. La riabilitazione infatti consente ai pazienti di poter raggiungere il maggior livello di autonomia possibile nel contesto di malattia presente. Quanto viene offerto dal Servizio Sanitario Nazionale è spesso, soprattutto in certe regioni, limitato a pochi trattamenti o pacchetti di poche ore, a volte ripetibili, oppure ricoveri riabilitativi che comportano spostamenti in altre regioni. Invece i pazienti hanno estremo bisogno di supporto in questo senso, per non perdere le abilità.

L’importanza di un percorso riabilitativo mirato e continuativo

L’associazione raccoglie fondi da destinare alla ricerca, ma anche per supportare la riabilitazione, intervenendo con rimborsi personalizzati quando il paziente deve pagare personalmente i trattamenti fisioterapici ottenuti privatamente. Questo per l’Associazione è un punto dolente, che impegna tante risorse, ma è fondamentale (nel 2023 abbiamo erogato contributi per un totale di circa 60.000 euro). In alcune regioni sono stati avviati supporti che sostituiscono il servizio pubblico e sono i nostri “fiori all’occhiello” (esempi di cui siamo orgogliosi sono la liedtherapy in Lombardia, la palestra di  Granarolo dell’Emilia), ma auspichiamo una generalizzazione nazionale di implementazione dei trattamenti e ricoveri riabilitativi.

In senso etimologico il termine “atassia” deriva dal greco “a-taxos” e significa “assenza di ordine”, dunque fa riferimento ad un disturbo neurologico conseguente ad una degenerazione o alterazione dello sviluppo del cervelletto e delle sue connessioni funzionali provocando una mancata coordinazione dei movimenti muscolari. Gli studi dedicati al comportamento funzionale del cervelletto hanno fatto comprendere come questo sistema sia capace di controllare e dirigere le operazioni motorie del corpo in un perfetto assetto di equilibrio. Il danno, quindi, non è rappresentato dalla perdita del movimento, ma da una imperizia nel controllo del movimento presente. La sindrome atassica è certamente una condizione ad alto potenziale invalidante, ma che dispone di un protocollo dedicato ed efficace. Tuttavia, al paziente atassico vengono di frequente somministrate procedure riabilitative generiche, indicate per altre patologie neurologiche.

Le sindrome atassiche, infatti, non sono sindromi paralitiche e ritrovano la loro patogenesi nel sistema cerebellare, sistema ben distinto nei suoi confini anatomici e nei suoi profili funzionali dal sistema cerebrale. Il corretto svolgimento della prassi rieducativa è guidato dalla costante osservazione del
comportamento motorio del paziente e dalle competenze in campo neurobiologico e meccanico dell’operatore.

A Paderno Dugnano in Lombardia viene praticata la liedtherapy di gruppo, un metodo di riabilitazione vocale particolarmente indicato in tutti quei pazienti atassici con problemi di disfagia e di articolazione della parola. Questa terapia ha molte valenze in quanto oltre ad aiutare le persone a respirare ed esprimersi meglio, aiuta a mantenere anche il tono della voce più alto per più tempo. I ragazzi del gruppo sono molto soddisfatti anche perché gli incontri aiutano nella socializzazione.

Il servizio riabilitativo in Emilia Romagna

Dal 2014 è andato progressivamente strutturandosi un servizio riabilitativo presso la sede A.I.S.A. di Granarolo dell’Emilia (Bologna). Attualmente il servizio prevede trattamenti fisioterapici e logopedici a modalità estensiva prevalentemente settimanale erogati da operatori tecnici del Centro di Riabilitazione AXIA. I pazienti vengono inseriti nelle attività riabilitative del progetto successivamente ad una valutazione da parte di un team multiprofessionale (tecnici,
medico fisiatra, psicologo, neurologi). Questo progetto assistenziale nasce da un’esperienza prolungata di lavoro di un team multidisciplinare all’ospedale Bellaria. All’interno della fondazione “il Bene” dell’Azienda USL di Bologna i pazienti con atassia sono stati i primi a beneficiare di una assistenza specifica dedicata al tipo di malattia neurologica presentata.Ci siamo accorti che, terminata la fase diagnostica e in assenza di una terapia efficace nel controllare e ridurre la progressione di malattia, le persone affette da atassia preferivano rinunciare alla socialità e ai rapporti umani e isolarsi al proprio domicilio.

La riabilitazione neuromotoria rappresentò inizialmente uno strumento forte di relazione, costringendo le persone a ritornare a vivere una socialità dimenticata. Ma la riabilitazione deve essere fatta in maniera continuativa e i pochi “spazi” di riabilitazione offerti dalle strutture pubbliche non sono sufficienti a garantire risultati accettabili. Da qui il concetto di sussidiarietà con l’assistenza pubblica.

Queste riportate sono prettamente esperienze fisioterapiche, ma in ambito A.I.S.A. abbiamo bellissime storie che riguardano l’accesso allo sport di persone affette da sindromi atassiche. Da segnalare A.I.S.A. Sport che fa parte del Network AISA, presente nel Lazio. Facciamo molto, ma molto resta ancora da fare. In attesa della cura, prepariamoci. Ci sarebbe ancora da raccontare della nostra storia che vuole farsi carico di pazienti, con malattia ancora senza cura, al momento ci fermiamo qui, sottolineando che i pazienti atassici vogliono in prima persona essere protagonisti, vivere e non sopravvivere.
Maria Litani
Presidente A.I.S.A. Nazionale